Tra i fantasmi

L’Italia, un paese con troppi anniversari. Esistono date, indirizzi e lapidi, che hanno cambiato per sempre la storia di questo Paese. Fra qualche giorno, il 22 febbraio, ricorrono i 32 anni della morte di Valerio Verbano. Valerio era un ragazzo romano di 19 anni, freddato in casa il 22 febbraio del 1980 da tre uomini armati. Terribile la dinamica: gli assassini penetrano dentro casa, imbavagliano i genitori e aspettano il suo ritorno, per poi ucciderlo con un colpo di pistola. Un’esecuzione politica. Perché pur avendo meno di vent’anni Valerio stava indagando sui movimenti neofascisti della capitale. Aveva redatto un vero e proprio dossier, corredato di nomi, fotografie, testimonianze. Un documento che non si limitava a schedare unicamente l’eversione di destra, ma sembrava ipotizzare inquietanti correlazioni tra quest’ultima e pezzi dello stato, come politici ed esponenti delle forze dell’ordine.

Lo spettacolo teatrale “Rosso Vivo” al quale ho avuto la fortuna di assistere ieri sera, rievoca la vicenda da un punto di vista privilegiato. Quello di una madre che da 32 anni non riesce a darsi pace. Un intenso reading teatrale dove l’attrice Alessandra Magrini riesce ad alternare rimorsi, riflessioni e ricordi, fornendoci gli strumenti per orientarci nell’ambiguità di quel delitto e di quegli anni.

Carla Verbano cerca ancora i mandanti dell’omicidio di suo figlio. Carla è una donna ancora capace di documentarsi, studiare, apprendere perfino l’utilizzo di nuove tecnologie informatiche per cercare di capire le ragioni di tanta efferatezza. Ha scritto anche un libro la signora Carla. Si chiama “Sia folgorante la fine”, un titolo splendido. Perché la parola “fine”sull’omicidio Verbano non è stata mai posta. E se nel febbraio del 2011 la procura di Roma ha dichiarato la riapertura delle indagini, del “Dossier Verbano”, per cui perse probabilmente la vita anche il magistrato Mario Amato, si sa ancora poco o nulla. Toccante la fine dello spettacolo, dove la madre ricorda “Mi hanno detto che le foto del dossier di Valerio erano buie o fuori fuoco. Strano, Valerio fotografava da anni. Allora ipotizzo che quel buio, sia diventato il buio di questi anni. Il buio di tutti”.

Quando si parla degli italiani come popolazione con “scarsa fiducia nelle istituzioni”, forse si dovrebbero ricordare anche queste vicende. Ho in mente ancora le parole di Giuliano Amato, allora Presidente del Consiglio, in occasione dell’anniversario della strage di Bologna, oltre dieci anni fa, quando parlava di “bugie, connivenze e appoggi nello Stato” in uno dei più terribili massacri di civili dal dopoguerra in poi sul suolo patrio. Come ammettere l’esistenza di un Bava Beccaris invisibile, a cento anni di distanza.

Viviamo in un Paese dove si preferisce dimenticare. Ma le rimozioni non hanno mai risolto nessun trauma, ce lo ricorda la psicologia. Si allontana solo il problema per un po’ e ci si illude di ritornare a respirare. Tra i fantasmi.

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