Parole a Memoria

“Sono il disordinato frequentatore delle più nascoste rotte, dei più segreti approdi. Delle loro inutilità e della loro ignota ubicazione si nutrono i miei giorni.

Ogni frutto è un occhio cieco estraneo alle più soavi sostanze. Ci sono regioni dove l’uomo scava nella sua felicità le brevi volte di uno scontento senza ragione e senza rimedio.

Segui le navi. Segui le rotte che solcano le logore e tristi imbarcazioni. Non ti fermare. Evita perfino il più umile ancoraggio. Risali i fiumi. Discendi i fiumi. Confonditi nelle piogge che inondano le pianure. Rifiuta ogni sponda.

Nota quanto abbandono regna in questi luoghi. Così i giorni della mia vita. Non fu altro. Ormai non potrà esserlo.

Le donne non mentono mai. Dalle più segrete intimità del loro corpo scaturisce sempre la verità. Accade che ci sia dato di decifrarla con una parsimonia implacabile. Ci sono molti che mai la ottengono e muoiono nella cecità senza scampo dei loro sensi.

Esistono due metalli che allungano la vita e concendono, a volte la felicità. Non sono nè l’oro, nè l’argento, nè cosa che gli somigli. So solo che esistono.

Io avrei seguito le carovane. Sarei morto sotterrato dai cammellieri, coperto dallo sterco delle loro greggi, sotto l’alto cielo degli altipiani. Meglio, sarebbe stato molto meglio. Il resto, in verità, non è stato interessante”

(Alvaro Mutis “La neve dell’ammiraglio”)

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