Muri

L’uomo è seduto al tavolo. Si confonde con i tanti clienti di questo Biergarten. Ha un aspetto ordinario: pollo fritto, birra chiara, sguardo distratto. Gocce di pioggia cominciano a cadere sulle pietanze, ma lui non sembra scomporsi. E’ già stato qui in un’altra vita, quando i suoi capelli non erano così radi. Gli occhi sì, io credo che gli occhi siano gli stessi di adesso. Non si soffermano a lungo su nulla, come a cercare un punto di fuga ideale dove nascondersi. Mi mostra una foto: un ragazzo che sta salendo su un muro. Riesco a malapena a distinguere la sua sagoma dai murales attorno. Lo scatto ha un sapore inconfondibile, lo stesso che ritrovo nelle vecchie foto dei miei dimenticate in qualche cassetto di casa: è la luce degli anni’80. Il ragazzo si poggia sulle estremità per provare a gettare lo sguardo al di là. Dall’altra parte i soldati sparano. “Ero un gran cazzone, ma avevo vent’anni e mi sentivo un’artista” mi dice sorridendo. Non gli è rimasto altro che lasciarsi cadere nel versante conosciuto, mi racconta.

Frammenti del muro di Berlino

E’ tornato qui dopo quasi trent’anni. Adesso di anni ne ha più di 50. E’ tornato qui perché si sente ancora un’artista e “Londra ormai è solo un museo, non certo un luogo dove si può creare ancora.” A me piace pensare che sia tornato qui, dopo un matrimonio fallito e qualche figlio da crescere e forse da mantenere, perché Berlino è l’unica città dove si sia sentito felice in tutti questi anni. No, forse non questa Berlino. Si è sentito felice in quella città di frontiera con un muro da scavalcare o da abbattere, alto come l’incertezza, spesso come il futuro. In quel regno di possibilità dove tutto, ma davvero tutto, poteva accadere.

Comincia a piovere per davvero. Rimane lì a fissare la strada sorseggiando la sua birra, senza scomporsi. Paga, lascia una mancia, e se ne va. A me non rimane che ordinarne un’altra. Con quel muro è caduto qualcosa di vicino, ma ormai lontanissimo penso. Un mondo che abbiamo conosciuto tutti. Ci siamo sporti al di là un istante. Un istante in cui tutto sembrava possibile e anche il futuro sembrava una cosa semplice, quasi scontata. Lo vedo allontanarsi in una città frenetica e insonne. Una città potenzialmente infinita che non sappiamo ancora raccontare.

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