Le vesti di Orfeo

[…] BACCA: Eppure hai pianto per monti e colline – l’hai cercata e chiamata – sei disceso nell’Ade- Questo cos’era?
ORFEO: Tu dici che sei come un uomo. Sappi dunque che un uomo non sa che farsi della morte. L’Euridice che ho pianto era una stagione della vita. Io cercavo ben altro laggiù che il suo amore. Cercavo un passato che Euridice non sa. L’ho capito tra i morti mentre cantavo il mio canto. Ho visto le ombre irrgidirisi e guardar vuoto, i lamenti cessare. Persèfone nascondersi il volto, lo stesso tenebroso impassibile, Ade, protendersi come un mortale ascoltare. Ho capito che i morti non sono più nulla.
BACCA: Il dolore ti ha stravolto Orfeo. Chi non rivorrebbe il passato? Euridice era quasi rinata.
ORFEO: Per poi morire un’altra volta, Bacca. Per portarsi nel sangue l’orrore dell’Ade e tremare con me giorno e notte. Tu non sai cos’è il nulla. […]

BACCA: Non sai che farti della morte, Orfeo, e il tuo pensiero è solo la morte. Ci fu un tempo che la festa ci rendeva immortali.
ORFEO: E voi godetevela la festa. Tutto è lecito a chi non sa ancora. E’ necessario che ciascuno scenda una volta nel suo inferno. L’orgia del mio destino è finita nell’Ade, finita cantando secondo i miei modi la vita e la morte.
BACCA: E che vuol dire che un destino non tradisce?
ORFEO : Vuol dire che è dentro di te, cosa tua: più profondo del sangue, di là di ogni ebbrezza. Nessun dio può toccarlo.
BACCA: Può darsi Orfeo. Ma noi non cerchiamo nessuna Euridice. Com’è dunque che scendiamo all’Inferno anche noi?
ORFEO: Tutte le volte che si invoca un dio si conosce la morte. E si scende nell’Ade a strappare qualcosa, a violare un destino. Non si vince la notte, e si perde la luce. Ci si dibatte come ossessi.
BACCA: Dici cose cattive…Dunque hai perso la luce anche tu?
ORFEO: Ero quasi perduto e cantavo. Comprendendo ho trovato me stesso. […]

(Cesare Pavese “Dialoghi con Leucò”)

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