Il web ricorda Genova 2001

Parlavo qualche giorno fa, di come il web abbia talvolta la capacità di rinnescare processi di memoria collettiva. Navigando in rete mi è capitato di vedere qualcosa del genere riguardo al G8 di Genova del 2001. Io ricordo Genova è un blog collettivo ideato da due ragazzi e aperto a tutti. Collegandosi è possibile consultaree inserire testi e immagini per raccontare quelle giornate di luglio di 10 anni fa.

Io nel Luglio del 2001 avevo 21 anni.Non ero lì, bensì a studiare per gli ultimi esami universitari. Ricordo la mia incredulità alle prime immagini diffuse e alle prime frammentate notizie che pervenivano: mi sembrava semplicemente un brutto sogno. Avevo sempre considerato l’Italia come un paese più incline al grottesco che alla tragedia. O forse venivo semplicemente da una generazione (per fortuna) non avvezza agli scontri di piazza, alle stragi di stato o alla repressione del dissenso. Quei giorni credo che abbiano segnato un confine per molti di noi. Per la prima si sperimentava, dopo tanto, quanto potesse essere brutale il potere con la P maiuscola, per la prima volta ci si è rendeva conto che la parola “responsabilità” non era uno scherzo, da entrambe le parti.

“Ho visto la polizia ferma come un blocco di pietra aspettare che si scaricasse l’onda aggressiva per poi sfogare le proprie frustrazioni sugli inermi. Ho visto Vittorio Agnoletto nascondersi dietro ad una foglia di fico, mentre il sangue che scorreva per le strade era anche responsabilità sua. Non organizzi una manifestazione così senza servizio d’ordine. E men che meno dopo il venerdì di morte. Se lo fai sei connivente. Se lo fai sei il novello Pietro l’eremita, pronto a portare al massacro le sue schiere. Ho sentito gridare slogan che tutto erano fuorché slogan. Erano invece parole di ragione e di saggezza, che il tempo ha dimostrato vere. Si gridava contro una globalizzazione che affama le moltitudini e arricchisce le caste. E si sentivano in risposta echi di voci, anche vicine, che ti trattavano come fossi un idealista superficiale. Eri invece l’esatto contrario. Un disilluso che riusciva a vedere questa globalizzazione per quella che è. Un mostro che divora la terra su cui poggia. Genova è una frattura insanabile. Una frattura tra chi crede che un diverso modello di sviluppo sia possibile, e chi crede che questo modello sia l’unico e l’eterno. Ora come allora.” Ricorda un utente del sito.

Genova 2001 è forse la prima volta in cui si è capito che anche se non è detto “che un altro mondo è possibile” lo è un altro modello di fare informazione. Uno dei primi episodi in cui la cronaca degli eventi è stata fatta anche dalla gente nelle strade con l’uso di fotocamere, telecamere e connessioni internet, e l’utilizzo di portali transnazionali di controinformazione (ormai quasi dimenticati) come indymedia. Uno dei primi episodi in cui l’informazione “ufficiale” si è dovuta confrontare con quella dal basso generata dagli utenti. Molte bugie sono entrate nel mainstream informativo nazionale comunque e molte permangono ancora, ma da queste esperienza nasce una nuova concezione e un’utopia di trasparenza che condurrà, quasi 10 anni dopo, nel tempo dei social network, alla realizzazione di sistemi come Wikileaks.

Genova 2001 è l’ultima volta in cui l’opinione pubblica mondiale si è dovuta confrontare con istanze come: iniqua distribuzione del reddito mondiale, economia non sostenibile, decrescita, istituzioni sovranazionali e legittimazione democratica, multinazionali e diritti globali dei lavoratori e così via. Una lezione forse ancor valida ancor oggi come ricorda qualcuno in questi giorni. Due mesi dopo, con il crollo delle Twin Towers e “il serrate le fila” nella lotta al terrorismo, queste istanze sarebbero uscite pian piano dall’agenda del dibattito globale.

Genova 2001 è infine, forse la pagina più nera per la vita democratica di questo paese da 10 anni a questa parte. Perché sprovvedutezze a parte, in nessuno stato che si definisce “di diritto” possono essere tollerati episodi come quello dell’assalto alla scuola Diaz e le sevizie nella caserma di Bolzaneto, così come gli assalti indifferenziati sui cortei e una gestione a dir poco pessima dell’ordine pubblico.

“Dieci da quando scappi e per la prima volta nella tua vita hai paura di morire. Dieci anni da quando torni a casa e scopri che il resto del mondo non sa la verità, da quando vedi una ragazza che hai conosciuto il giorno prima portato via in barella con la testa insanguinata, da quando non parli più per due giorni e scopri che non sarai più lo stesso. Poi passano dieci anni e tutto torna e non cambia niente e ti viene solo da vomitare.”

Possiamo parlare diincompetenza. O essere più maliziosi (o semplicemente più realisti) e pensare a dei mandanti politici e a una “lezione esemplare”. In entrambi i casi, come potete leggere qui , a pagare sono stati in pochi. Abbiamo avuto dieci anni per scordare i nomi dei protagonisti. Cerchiamo di non scordare cosa hanno significato.

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