Coordinate

“Il movimento che  Milton Friedman lanciò negli anni Cinquanta del Novecento può essere descritto come un tentativo, da parte del capitale multinazionale, di riconquistare la frontiera ricca e selvaggia che Adam Smith, antesignano intellettuale del neoliberismo di oggi, ammirava così tanto; ma con una novità (…) Nell’economia della Scuola di Chicago, lo Stato agisce come la frontiera coloniale, che gli imprenditori-conquistadores saccheggiarono con la stessa focosa determinazione ed energia di quando i loro predecessori portavano a casa l’oro e l’argento delle Ande.  Dove Smith vedeva fertili campi verdi, Wall Street vedeva grandiosi opportunità di investimento nella compagnia telefonica cilena, nelle linee argentine, nei pozzi di petrolio russi, nel sistema idrico boliviano, nelle frequenze radiotelevisive pubbliche degli Stati Uniti, nelle fattorie polacche: tutti costruiti con soldi pubblici e quindi venduti per pochi spiccioli. E poi ci sono i tesori creati permettando allo Stato di brevettare forme di vite e risorse naturali mai prima d’ora considerate merci (e attaccarci sopra un cartellino con il prezzo): semi, geni, carbonio nell’atmosfera terrestre. Cercando senza sosta nuove frontiere del profitto nelle risorse pubbliche, gli economisti della Scuola di Chicagi hanno svolto un ruolo simile a quello dei cartografi dell’era coloniale che identificavano nuovi corsi d’acqua in Amazzonia, segnando l’ubicazione di un forziere d’oro nascosto in un tempio inca.

La corruzione è un elemento immancabile di queste frontiere contemporanee, come lo era nella caccia al tesoro coloniale. Poichè i contratti di privatizzazione più significativi sono sempre firmati nel tumulto di una crisi economica o politica, non ci sono mai leggi chiare e regolamentazioni efficaci: l’atmosfera è caotica, i prezzi sono flessibili, e così gli uomini politici. Quello in cui abbiamo vissuto per tre decenni è capitalismo di frontiera, in cui la frontiera si sposta continuamente da crisi a crisi, allontanandosi non appena la legge recupera il terreno perduto”.

(Naomi Klein “Shock Economy pag. 276 /277)

Letture tardive, ma vivamente consigliate

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